La Coccinella a Isola non mette d’accordo tutti

La Coccinella è una pizzeria che gli abitanti di Isola conoscono bene: se siete da quelle parti e cercate una pizza, è quasi certo che vi consiglieranno di mangiarla qui. Curiosi di cotanta fama, ci siamo accomodati in questo piccolo e molto spartano locale, ma che dalla sua ha un personale rapido, cortese e disponibile.

Il menù, una semplice tovaglietta dalla grafica più vecchia della Prima Repubblica, offre un’infinita lista di pizze, calzoni e tronchetti, con le farciture più varie. Ma subito emerge una dilaniante perplessità. Ordinare la “Margherita” o la “Fiordilatte”? Che differenza c’è? Leggiamo insieme:

Margherita (pomodoro, mozzarella) 4,00 €
Fiordilatte (pomodoro, fiordilatte) 5,00 €

Il fiordilatte, come sappiamo, è una mozzarella di latte vaccino. La mozzarella della prima pizza, allora, di che latte è? Di ceci? Di soia? Che senso ha questa dicotomia? La mozzarella della prima pizza è forse di Bufala Campana? E come è possibile che costi un euro in meno della Fiordilatte? Nessuno lo sa.

Alla fine optiamo per la “Fiordilatte”, perché una margherita è fatta col fiordilatte: la prima pizza del menu per noi non ha alcun senso.

La Coccinella Isola Pizzeria Milano Recensione

Ripensando alle recensioni entusiastiche lette sul solito TripAdvisor e all’ottima nomea del locale, pregustiamo già una fantastica pizza in perfetto stile napoletano. Ecco invece che ci arriva al tavolo un prodotto che di partenopeo ha proprio poco.

Tocchiamo il cornicione con la punta del coltello: il rituale, che facciamo sempre, scaraventa di forza questa pizza nella categoria di quelle “belle croccanti”. Tagliata una fetta, la sentiamo quasi spezzarsi tra le dita: è rigida e secca. Per quale motivo siamo qui, dunque?

Vorremmo chiederlo a piolus, che ha scritto su TripAdvisor: la migliore pizza di Milano.

La Coccinella Isola Pizzeria Milano Recensione

O a jade_laxolo, che ci spiega che è una pizza in “stile napoli” molto buona.

Questa pizza, purtroppo, non ha niente di napoletano e quindi ci siamo sbagliati. Non disperiamo, però, e proviamo ad assaggiarla. L’impasto, steso sottilissimo, è molto compatto ed estremamente denso, con un cornicione poco alveolato. Il sapore che colpisce le nostre papille gustative è solo uno: lievito. Nonostante le esigue dimensioni del disco, terminare il pranzo ci appare un’impresa. Il problema è che avevamo mangiato un enorme gelato al pistacchio qualche ora prima.

Il fiordilatte ci sembra spiccare davvero poco e solo per un sapore dolciastro di fondo e per una consistenza stranamente cremosa. Il pomodoro non sente ragioni di farsi sentire. L’olio c’è ed è adeguatamente delicato, mentre il basilico, di cui apprezziamo la quantità più generosa rispetto al classico paio di foglioline al centro, purtroppo è timido quanto il pomodoro. Sicuramente tenuto in frigo.

Finito il pasto, usciamo leggermente appesantiti e delusi da questo locale, ma probabilmente è colpa nostra: pensavamo di abbracciare qualcosa di diverso, di essere trascinati dall’entusiasmo collettivo, di scoprire una piccola pizzeria di nicchia che in questo quartiere ha fatto la storia recente. E invece ci siamo imbattuti in quella che è una lontanissima idea di pizza, quella che andava per la maggiore a Milano fino a qualche decennio fa.

  • 5.0/10
    COTTURA - 5.0/10
  • 4.5/10
    IMPASTO - 4.5/10
  • 5.0/10
    INGREDIENTI - 5.0/10
  • 5.5/10
    ASPETTO - 5.5/10
5.0/10

(in collaborazione con Nicola Tisiot di PizzaPicMi)