Enosteria Lipen Triuggio Io e Margherita Pizza

A Triuggio ci arrivate dopo una serie interminabile di curve, solcate da cartelli stradali dai nomi assurdi, come Peregallo e Concorezzo, e alcuni di stampo apocalittico, tra cui Arcore. Nel desolante panorama lombardo l’Enosteria Lipen è tra le due pizzerie “napoletane” – entrambe in provincia di Milano – che hanno portato a casa i Tre Spicchi Gambero Rosso anche quest’anno. Sul vialetto di ingresso spuntano come funghi i loghi dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, di cui Corrado Scaglione è portavoce. In omaggio al disciplinare STG, l’uso della farina 00 è dichiarato a grandi lettere sulla verticale tra la cassa e la cucina. La pizzeria è affollata, chiassosa, autentica, e mette appetito.

La Margherita è morbida ed elegante, forse un po’ brianzola. Sull’interpretazione della “veracità” di una pizza napoletana si potrebbe riscrivere il Cantico dei Cantici, ma c’è da dire che la sensazione che crea in bocca l’amalgama tra fiordilatte d’Agerola e pomodoro San Marzano è decisamente appagante. Il primo morso è, di fatto, spettacolare. L’impasto è lontano dalle suggestioni più genuine di Partenope, ma tutto sommato si fa assaporare con gusto. La pizza perde un po’ di intensità sul finale, perché anche in questo caso stiamo masticando troppo, e gli ettolitri di birra che scivolano dal bicchiere alla trachea per mandare giù i bocconi iniziano ad essere tanti.

È però una pizza fatta con cura, che traduce in tavola l’entusiasmo del suo creatore, e che mette rosso su bianco ricerca e innovazione. Piacerà a molti, se guidati dal TomTom.

  • 7.5/10
    COTTURA - 7.5/10
  • 7.6/10
    IMPASTO - 7.6/10
  • 9.0/10
    INGREDIENTI - 9.0/10
  • 7.5/10
    ASPETTO - 7.5/10
7.9/10

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