Capperi… che Pizza!!! – scritto con tre puntini sospensivi e tre punti esclamativi – è una nuova apertura a Milano, in piazza Santa Maria del Suffragio, di fronte al Mercato. L’esordio qualche settimana fa, accompagnato da echi di marketing dei più disparati, teaser rocamboleschi sul prezzo e dediche sperticate alla filosofia della qualità come unica possibilità di salvezza.

La pizzeria è decisamente accogliente, con un servizio direi tra i migliori – accurato, attento, (eccessivamente) premuroso – e tovagliette colorate su tavoli ben distanziati, senza quell’ossessione tutta milanese di ammonticchiare trenta coperti in soli sei metri. In tutta questa festosa identità spiccano i piatti, bellissimi, del designer italiano Giuseppe Bottiglieri.

Troppa creatività è stata profusa invece nella realizzazione del menu, davvero fuori controllo. In altre parole, non si capisce un tubo, se non che la Margherita costa 12 euro. La si può configurare a piacimento, scegliendo il tipo di farina (semi-integrale Petra 1 o integrale Petra 9 tipo 2), il pomodoro, il latticino (fiordilatte fresco, affumicato o la solita bufala campana DOP) e persino l’olio. Perché non anche il basilico? Avrei scelto quello di Prà, unico per la delicatezza del suo profumo e l’intensità del suo sapore. E, se ne avessi avuto l’opportunità, avrei dato una preferenza anche sulla legna del forno, scegliendo un faggio con stagionatura di 8 mesi e tasso di umidità del 15%.

Capperi Che Pizza Milano Come si mangia Io e Margherita

Ad ogni modo, ordino una normalissima Margherita, e mentre aspetto do un’occhiata alle pizze di una festosa famigliola con due bambine. Sono decisamente bruttine. Le pizze, dico. Il cornicione mi sembra grigio e compatto, come una cintura di cuoio. Ma siamo sicuri, caro Vincenzo, che le pizze che hai mangiato e fotografato nel tuo articolo siano davvero di Capperi… che Pizza!!!?

Di alveolatura neanche a parlarne. La pizza è vistosamente integrale, com’è giusto che sia. Il cornicione timido, appena pronunciato, farinoso. La base è alta, non sottilissima, e il pomodoro naviga a vista su un generoso lago di fiordilatte. Quest’ultimo è tagliato molto sottile, e non perde tempo a raggrumarsi un po’ a metà pizza. Il San Marzano DOP è decisamente gustoso, addirittura succulento (forse perché un po’ salato), ma alla lunga sapete che c’è? C’è che mi sembra di mangiare un’enorme mollica di pane farcito.

Capperi Che Pizza Milano Come si mangia Io e Margherita

Sui comunicati stampa e sui blog che trattano tutti con le pinze e con tanta educazione si parla dei soliti numeri: 90% di idratazione, 50 ore di maturazione, grani antichi (?), iper digeribilità, straordinaria leggerezza, eccetera.

Ma una pizza che appaghi i sensi sin dal primo morso devono proprio farla gli scienziati? O i pizzaioli? Vi lascio con questo dubbio.

Nel frattempo, le alternative in zona: Lievità in via Sottocorno, la migliore (e vera) pizza napoletana gourmet di Milano.

  • 7.0/10
    COTTURA - 7.0/10
  • 6.5/10
    IMPASTO - 6.5/10
  • 6.5/10
    INGREDIENTI - 6.5/10
  • 6.0/10
    ASPETTO - 6.0/10
6.5/10