La Terra dei Fuochi: non era vero niente

C’è stato un periodo in cui aleggiava forte una deliberata convinzione che l’agricoltura campana fosse contaminata da agenti tossici. La paura era maturata in seguito ad un’esplosione mediatica senza precedenti, incattivita dalla solita voglia di calpestare un territorio lontano e ignoto ai più: dalle Iene fino al New York Times il paesaggio soprannominato “Terra dei Fuochi” veniva raffigurato come l’Apocalypse Now de’ noantri, una sorta di Chernobyl da cui tenersi a debita distanza. Il kamasutra dell’immondizia aveva scovato montagne di rifiuti tossici in dolce intimità con piante di pomodoro corbarino, scoperto sostanze mortali infiltrate nei grani della Piana del Sele, snidato camorristi indaffarati a contaminare chili di fiordilatte di Agerola e di trecce di Sorrento. I consumatori, in preda alla fissa del chilometro zero, avevano iniziato a praticare l’astinenza dalla mozzarella di bufala e dalle scatole di pomodori provenienti da Napoli. Danni di immagine e economici, questi ultimi stimati attorno ai 500 milioni nel solo biennio 2014-2015.

Ebbene, non era vero niente. Sono stati diffusi i dati definitivi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha passato al setaccio 1,3 milioni di ettari: solo 33 ettari sono risultati contaminati, terreni sui quali da tempo comunque era stata già vietata l’attività agricola. Oltre alla terra sono stati analizzati anche i prodotti, con 30 mila campionamenti in 10 mila aziende. Il risultato è che il 99,8% dei casi ha superato i test. Secondo il sito di slowfood.it, “sebbene gli scienziati ci tengano a sottolineare come nella regione permanga un problema di smaltimento dei rifiuti, di discariche abusive e inquinamento dell’ambiente, la Campania non è da considerarsi quella Terra dei Veleni che il mondo dell’informazione ha contribuito a dipingere”. Luciano Pignataro, che ci aveva visto giusto, già quasi 3 anni fa diceva: “l’allarmismo che ha travolto tutti i prodotti della Campania non ha alcuna giustificazione scientifica”.

Antonio Limone, direttore dell’IZSM: “il sistema si è mobilitato per dare una risposta scientifica. Ciascuno ha fatto la parte di sua competenza. Hanno lavorato con noi oltre mille ricercatori e altri mille tra professori e professionisti. E istituzioni come Enea, il Cnr, Istituto Superiore di Sanità. Abbiamo raccolto oltre 100mila dati e creato una Banca dati che ci consentirà di rivoluzionare il modo di fare prevenzione».

E adesso, tornerete o no a fidarvi dei prodotti della Campania? Ve ne presento alcuni, così familiarizzate un po’ con loro e ricominciate a frequentarli senza paura. Ok?

terra dei fuochi pomodorini del piennolo io e margherita
Pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P.
terra dei fuochi provolone del monaco io e margherita
Provolone del Monaco D.O.P.
terra dei fuochi mozzarella di bufala io e margherita
Mozzarella di Bufala Campana D.O.P.
terra dei fuochi pomodoro san marzano io e margherita
Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-nocerino D.O.P.
terra dei fuochi cipollotto nocerino io e margherita
Cipollotto nocerino D.O.P.